Translate

lunedì 11 marzo 2013

Il Detective della Scienza - Seconda puntata




Tre nuovi pianeti

Al momento sono diverse centinaia i pianeti extra solari scoperti in anni di osservazione astronomica anche se fino ad ora si sono rivelati esclusivamente giganti gassosi dalle dimensioni almeno due volte quelle della Terra , per non parlare di oggetti le cui dimensioni sono superiori a quelle di Giove, il gigante indiscusso del nostro Sistema Solare. Oggi, però, i fautori dell’esistenza di vita extra terrestre potranno gioire nel sapere che i ricercatori dell’Exoplanet Science Institute della NASA hanno scoperto i tre pianeti extra solari più piccoli in assoluto. I tre oggetti sono stati scoperti grazie all ’esame del database della missione Kepler che raccoglie oltre 150.000 stelle. Di queste, circa 3.000 sono nane rosse di classe M, proprio come la stella intorno alla quale orbitano i tre pianeti in questione. Battezzati con i poco fantasiosi nomi di KOI-961.01, KOI-961.02 e KOI-961.03, evidenti riferimenti alla loro stella, denominata appunto KOI- 961, guarda caso proprio una nana rossa di classe M. Le nane rosse sono stelle molto comuni nell’universo, ma difficilmente osservabili a causa della loro scarsa luminosità. I tre nuovi pianeti hanno dimensioni simili a quelle di Marte ed evidenziano orbite troppo vicine al loro sole per poter ospitare forme di vita simili a quella terrestre, essendo improbabile che possano ospitare acqua liquida. La loro temperatura superficiale varia dai 168 ai 440 gradi, per cui risultano francamente incompatibili anche con la presenza di ghiaccio, tuttavia la loro scoperta è rivoluzionaria perché evidenzia la possibilità che l’universo non ospiti solo sistemi planetari formati da giganti gassosi come Giove e Saturno, ma soprattutto corpi più piccoli di tipo roccioso: “Questa scoperta”, dice John Johnson, co – autore del team scientifico della NA S A, “indica chiaramente che sembrerebbe che una nana di classe M su tre possieda un sistema planetario fatto da pianeti rocciosi”. Si tratta di una scoperta importantissima nell’ambito dell’Astronomia perché evidenzia la possibilità che la sola Via Lattea possa ospitare in abbondanza sistemi planetari come quelli di KOI-961 e quindi moltiplicare la possibilità che tra i loro pianeti ne esistano alcuni dalle caratteristi che simili alla Terra. E se consideriamo che le nane rosse simili a KOI-961 pare rappresentino l’80% del totale di stelle della sola Via Lattea, la possibilità di scoprire un pianeta di tipo terrestre, cioè adatto a ospitare forme di vita intelligenti , si fa sempre più vicina. Cioè vuol dire che un giorno, invece di aspettare che eventuali alieni facciano il primo passo per contattarci, potremmo farlo proprio noi.

La pioggia di Kerala


La Pioggia di Kerala

Tra il 25 luglio e il 23 settembre del 2001 si verificò una curiosa pioggia nello stato indiano del Kerala. Le gocce di liquido erano prevalentemente di colore rosso ma i media locali riportarono la notizia di altre piogge verdi e nerastre, anche se la colorazione più comune era proprio quella scarlatta. Una pioggia ben strana, dal momento che si rivelò composta in realtà da particelle il cui diametro variava dai 4 ai 10 micrometri, dalla forma vagamente sferica e un centro schiacciato. Composte da carbonio, azoto, ossigeno, idrogeno, silicio e tracce di elementi metallici, si sono dimostrate in grado di non essere danneggiate se esposte a raggi ultravioletti e a raggi gamma, ad elevate temperature e a diverse sostanze chimiche. I ricercatori hanno scoperto, in pratica, che si comportavano proprio come le spore terrestri, cioè gli organismi organici più robusti esistenti sulla Terra. Ogni millilitro di quella che la stampa locale battezzò Pioggia di Kerala presentava 9 milioni di quelle particelle rosse e secondo i calcoli svolti dagli esperti, in totale sarebbero caduti 500.000 kg di materiale. Dopo un’iniziale fase di scetticismo, la comunità scientifica parlò di sangue di mucca (?), licheni, contaminazione di piante e spore provenienti da alghe terrestri note come Trentepohlia . Solo due furono gli esperti che avanzarono un’idea del tutto diversa: che cioè la pioggia in questione fosse in realtà causata da cellule di origine extraterrestre probabilmente provenienti dall’ esplosione di un bolide (un frammento meteorico) che si era disintegrato nei cieli indiani. Godfrey Louis e Santosh Kumar, questi i loro nomi, furono ovviamente accusati di esagerazione quando non proprio di vera e propria mitomania. Ma oggi il dibattito sulla straordinaria pioggia scarlatta si riapre perché i due non si sono dati per vinti e hanno mostrato che le cellule in questione sono in grado di sopravvivere e prosperare dopo un periodo di ambientazione a 121 gradi centigradi, risultati coadiuvati dalla Cardiff e dalla Sheffield University. In queste condizioni le cellule misteriose sono in grado di riprodursi agevolmente, il che fa pensare che esse si moltiplicano grazie a variazioni a temperature ben determinate. Si tratta davvero di un fenomeno curioso perché come abbiamo già detto le uniche cellule terresti che possiamo usare come termini di paragone, le spore, possono sì sopravvivere a queste temperature, ma non si comportano affatto come le cellule di Kerala. Oltre a ciò, ed è forse il dettaglio più inquietante della faccenda, lo spettro luminoso di queste particelle presenta bizzarre affinità con la traccia della nebulosa nota come “Rettangolo Rosso”, il che porta nuova acqua al mulino dell’origine extraterrestre. Ed è adesso che le cose si fanno emozionanti, perché la possibilità che le particelle di Kerala siano spore aliene sarebbe una prova formidabile che la vita nell’universo sarebbe diffusa grazie alle comete e agli asteroidi secondo le regole della cosiddetta Panspermia, avanzata, ma mai provata, da diversi fisici teorici tra i quali il compianto Carl Sagan. Sulla questione non è detta l’ultima parola perché i fautori dello scetticismo a oltranza sono agguerriti, sostenendo che non è stata rilevata alcuna traccia di DNA in queste particelle, e che quindi non si possono definire veri e propri organismi viventi. Certamente, sono necessarie rigorose ricerche per escludere ogni possibile contaminazione da parte di fonti più terresti e meno aliene per avallare questa teoria, ma il dado è tratto e la Pioggia di Kerala è realmente un fenomeno più unico che raro. La conseguenza è che adesso sono molti i ricercatori che rivolgono le proprie attenzioni al fenomeno, segno che forse l’essere troppo scettici non aiuta più di tanto il progresso scientifico.


Eruzione del sistema solare del 14 gennaio


Nuove eruzioni solari

Sembra che il Sole si sia risvegliato dal suo periodo di “riposo” e che stia producendo eruzioni solari di una certa entità. Secondo Liam Fox, del Segretariato alla Difesa della Gran Bretagna, sarebbe maggio 2013 la data in cui potrebbero verificarsi eruzioni solari di straordinaria violenza, tali da causare serie noie ai sistemi di comunicazione del nostro pianeta e che potrebbe significare il bombardamento della Terra da parte di un numero elevato di protoni ad alta energia in grado di viaggiare a velocità dell’ordine di 6.4 milioni di chilometri l’ora. Tale fenomeno seguirebbe, ampliandole, eruzioni solari già verificatesi negli ultimi tempi a livello della regione solare numero 1402, al momento una delle più attive sulla superficie della stella, e debitamente segnalata dai responsabili dell’Amministrazione Nazionale Americana per gli Oceani e l’Atmosfera (NOAA) e della NASA, che si è subito affrettata a dichiarare che la cosa non produrrà conseguenze nefaste per gli astronauti a bordo della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. In effetti, le conseguenze più seri e l’avrebbero proprio i satelliti in orbita intorno alla Terra, i cui delicati strumenti non sono progettati per tollerare bombardamenti protonici di tale potenza che porterebbero al collasso delle comunicazioni, dei sistemi di ausilio alla navigazione (GPS), delle comunicazioni, dei rilevamenti meteo. Non sarà la fine del modo come quella teorizzata dalle teorie disfattiste basate sul calendario Maya, ma resta l’esigenza di correre subito ai ripari per ovviare al fenomeno fin d’ora , come del resto Fox ha già dichiarato.


Massimo Valentini

1 commento:

  1. Sei grande! Apprezzo i tuoi articoli e i tuoi libri!

    Veronica

    RispondiElimina

Postate qui i vostri commenti: